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“Frutti del paradiso”, tra spiritualità e arte popolare, con l’artista Tudor Balmus
In occasione delle festività pasquali la sede di Nativitas, al civico 41 sotto la palazzata e di fronte alla Basilica, ospita una nuova proposta artistica. Protagonista l’artista moldavo Tudor Balmus con le sue originali sculture, che uniscono un retroterra profondamente spirituale e legato all’arte bizantina con la pop art e il design. La mostra “Frutti del paradiso” coniugherà questi vari aspetti con una sintesi di tutta la produzione artistica di questo scultore, formatosi all’Accademia delle Belle Arti di Bucarest e successivamente specializzatosi anche in restauro dei beni culturali, dagli oggetti etnografici ai mobili in stile. Dopo aver lavorato a Bucarest ed aver partecipato a numerosi simposi di scultura in Italia, nel 2002 si è stabilito nel nostro paese per proseguire il proprio percorso artistico, parallelamente all’attività di restauratore. Ha esposto diverse volte a Torino: torna al Santuario di Vicoforte dopo più di 10 anni. Vi espose la prima volta nel 2014, in occasione del raduno dei Rettori dei Santuari di tutta l’Italia. In quell’occasione il chiostro di Casa Regina Montis Regalis ospitò l’esposizione “Verso l’infinito” «La tecnica imparata come restauratore è stata utile anche nel mio lavoro di scultore – ci spiega – in una contaminazione di tecniche utile a veicolare il mio messaggio in modo più efficace e a mettere a fuoco ancora meglio il mio linguaggio. Io sono ortodosso e mi sono ispirato all’arte bizantina, dove non ci sono sculture. Così inizialmente il mio obiettivo era partire da quel tipo di estetica e di spiritualità bizantina e trasportarla nell’altorilievo e nella scultura. Ho cercato di declinare queste mie influenze in oggetti che potessero essere parte del quotidiano, dell’arredamento. Ecco che sono nate quindi le mele e le particolari lampade che evidenziano in trasparenza le venature del legno. Poi altre mie figure classiche sono la scultura di un angelo, che è stato già esposto sia a Vicoforte che al Santuario di Valsorda. Un angelo, appunto, ispirato all’estetica bizantina, una sorta di volo dall’oriente all’occidente. Un’altra idea di cui vado fiero è la mano di una madre celeste, protesa verso il cielo, realizzata in resina ipossidica. Poi ci sono composizioni legate al concetto dell’ala, simbolo degli angeli. A Valsorda è tutt’ora presente un serafino, realizzato da me».
L’esposizione sarà aperta a partire da Pasqua, per tutto il mese di aprile, ogni weekend, il sabato, la domenica e nei festivi dalle 10 alle 19. Chiusura il 3 maggio.