Un affresco di seimila metri quadri

Un affresco di Seimila Metri Quadri

Al centro della cupola, sotto il mosso baldacchino trionfa la gloria radiosa di Maria fra la gioia degli angeli osannanti e musicanti, mentre dalla luce paradisiaca del cupolino si protende la Trinità ad accogliere l’anima e il corpo della Vergine. Un lembo di cielo e di paradiso, con stelle d’oro e nubi trasparenti, scende così nello spazio architettonico della cupola delimitato dai lacunari tracciati dal Bibiena. Nel vastissimo spazio concavo, figure ed episodi sono distribuiti con disinvolta regìa e con gradualità di toni e di luci, senza rigide incorniciature ma con pause sapienti e festosità di ghirlande fiorite.

E’ un esito mirabile, frutto della perfetta sintonia fra il pittore figurista e il decoratore quadraturista. Il Bortoloni vi lavorò dal 1746 al 1748; poi passò a Bergamo ed a Milano dove morì nel 1750, a undici giorni di distanza dalla morte di Francesco Gallo.

Felicino Biella, il quadraturista, portò invece avanti fino al 1752 la fantasiosa decorazione “rococò” del presbiterio, degli ingressi laterali e dell’atrio, disseminando conchiglie arricciate, finte cupolette, finti raggi di sole, illusori scorci architettonici e paesistici. Anche due suoi figli lavorarono poi, con risvolti già neoclassici, alle volte delle cappelle di s. Francesco di Sales e di s. Giuseppe. Intanto il loro padre Felicino tornava al Santuario nel 1770 per completare la ricca decorazione del refettorio dei frati nel vicino monastero cistercense.

Per visitare il Santuario verifica la disponibilità sia nei giorni festivi sia nei giorni feriali.