Gli Architetti

Gli Architetti

Il vescovo e il duca scelsero insieme il progetto di Ercole Negri di Sanfront: un tempio da manuale che ricalcava da vicino un modello di Antonio Labacco, ma non più a pianta circolare bensì ellittica, con ben sedici cappelle a raggiera.

Tornando a Torino, il Duca, rimuginò un proposito diverso e più impegnativo: attorniare il vano centrale del tempio con cappelle funerarie così da trasformarlo anche in un solenne e austero mausoleo dei Savoia. L’ambizione dinastica avrebbe dovuto fondersi col genuino slancio devozionale e con lo zelo controriformistico.

A tale scopo il Duca chiamò l’architetto orvietano Ascanio Vitozzi che bene lo stava assecondando nel suo sforzo di imprimere a Torino un aspetto di capitale, e gli chiese, più che un progetto nuovo, un adattamento di quello del Negro di Sanfront alle nuove esigenze.

Il Vitozzi, che proveniva da esperienze umbro-toscane e romane e che a Torino aveva lavorato al Palazzo Ducale e alla chiesa del Monte dei Cappuccini, lo servì presto e bene. Ridusse a quattro le cappelle laterali, combinò in pianta l’ellisse con la croce, indicò due soli campanili in facciata. Il tutto ispirato a composta eloquenza e ad elegante chiarezza nel solco del Manierismo, con una sommessa ma raffinata decorazione in arenaria di Vico.

La prima pietra del grandioso tempio fu posta il 7 luglio 1596, presenti la famiglia ducale, numerose compagnie e confraternite e una folla di molte migliaia di persone.

Intanto per officiare il Santuario nascente Carlo Emanuele fece venire da Roma dodici monaci Cistercensi di san Bernardo, i quali , a loro volta, presero a costruirsi, lì a fianco, il monastero anch’esso su progetto del Vitozzi. Ai Cistercensi si aggiunsero i Gesuiti per le confessioni, mentre crescevano ancora la devozione e le offerte dei pellegrini. Per accoglierli e assisterli, il Vitozzi progettò la Palazzata semiottagonale con albergo, ospizio, ospedale e penitenzieria.

Nel 1601 il papa Clemente VII concesse il primo giubileo, e nell’agosto 1603 venne pure dalla Savoia S. Francesco di Sales con trecento fedeli. Poi l’afflusso gradualmente si attenuò, e con esso le offerte. Il Duca, finanziò ancora la cappella di san Benedetto e quella di san Bernardo che stavano a cuore ai Cistercensi; ma poi fu tutto assorbito da pensieri di guerra.

Il Vitozzi morì nel 1615 quando la gran fabbrica era giunta al cornicione sul quale doveva impostarsi il tamburo della cupola. Il Trombetta, instancabile animatore delle devozioni e dei lavori, morì nel 1623; il Duca mancò nel 1630. I lavori rallentarono senza cessare del tutto; ma la fabbrica restò a lungo a cielo scoperto.

La peste e le guerre del drammatico Seicento stremarono gli abitanti e allontanarono nel tempo l’ardua impresa della copertura del tempio. Tuttavia, specie per impulso del monregalese abate Giovanni Bona (1609-1674), che a metà Seicento resse con grande polso e fervore il monastero cistercense, si lavorò alle cappelle e al campanile “dei monaci”.

Per visitare il Santuario verifica la disponibilità sia nei giorni festivi sia nei giorni feriali.