Artisti

Artisti

Segurano Cigna, pittore di scuola "monregalese" del sec. XV, originario di Vico e attivo a Molini di Triora (1435), Pamparato, Roburent, Cerisola, Prunetto (1478). Fu l'Alamanni il primo ad attribuirgli cautamente la dolce immagine del Pilone.

Ercole Negro di Sanfront (Centallo 1541 - Savigliano 1622). Architetto militare a servizio del re di Francia poi del duca di Savoia. Suo il progetto del Santuario a pianta ellittica: una soluzione cara ai manieristi ma nuova per il Piemonte. Nel 1596 la sua proposta fu sostituita da quella del Vitozzi, che però conservo l'ellisse.

Ascanio Vitozzi (Orvieto 1539 - Torino 1615). Architetto militare e civile, fu a Roma alla scuola del Vignola; combattè a Lepanto e fu chiamato nel 1584 da Carlo Emanuele I a progettare varie fortificazioni e piani urbanistici degni di Torino capitale. Tra le opere torinesi: la chiesa sul Monte dei Cappuccini, quelle della Trinità e del Corpus Domini, il disegno per piazza Castello e Via Nuova. Nel 1596 progettò il Santuario semplificando il progetto del Sanfront e adattandolo nelle cappelle alla funzione di mausoleo sabaudo. Nelle sue opere il Vitozzi attuò una sapiente sintesi fra architettura rinascimentale e manieristica preludendo al Barocco.

Francesco Gallo (Mondovì 1672-1750). Architetto militare, ingegnere idraulico e topografo, fu operoso soprattutto nel monregalese. "Attinse a motivi tradizionali convogliati lungo il Seicento da correnti manieristiche, volgendo infine a un più esplicito barocco" (Carboneri). Portò a compimento fra il 1701 e il 1750 il tempio iniziato dal Vitozzi; innalzò il tamburo con poderose strutture in cotto coronate dal cupolino in arenaria e nel 1733 voltò la gran cupola. Nel 1749 cominciò ad erigere il "baldacchino" centrale ispirandosi alla macchina d'altare di Andrea Pozzo nella chiesa del Gesù Mondovì Piazza (vi lavorarono, impiegando marmi diversi e coloratissimi, i lombardi Quadrone). Morto il Gallo, a presiedere ai lavori fu chiamato il celebre Bernardo A. Vittone.

Felice Biella (1702-1786), quadraturista e prospettico milanese, già collaboratore del Bibiena per le riquadrature della cupola, poi del Bortoloni, in perfetta intesa con lui. Se Bortoloni terminò le figure della cupola nel 1748, Biella continuò fino al 1752, accentuando la leggerezza e la libertà di tocco specie nell'atrio e nell'abside, con giochi di luce e di prospettiva. Nel 1746 aveva iniziato a decorare il refettorio dei monaci; vi tornò nel 1770 per la volta, le pareti, l'atrio e per decorare con aiuti le Porte delle celle.

Mattia Bortoloni (Rovigo 1690 - Milano 1750). Abile frescante figurista di scuola veneta (Ricci, Piazzetta, Tiepolo), lavorò alla Consolata di Torino, poi alla cupola di Vico dal 1746 al 1748, infine a Bergamo. E' sua la "prova" con la Cena di Emmaus nel refettorio dei monaci Cistercensi. Sulla cupola dispiegò una grande capacità di orchestrare scenograficamente lo spazio con felicità d'invenzione e vaporosità di tinte e di toni.

Ignazio e Filippo Collino, scultori torinesi attivi per la corte sabauda. Per la cappella di San Bernardo scolpirono nel 1790, in forme già neoclassiche, il monumento a Carlo Emanuele I, con Minerva e la Sapienza dinanzi a un mosso tendaggio marmoreo sorretto da angeli.

Giuseppe, Giovanni Francesco, Pietro Gagini, scultori luganesi con radici nella scuola romana e attivi a Genova nel primo Settecento. Nella cappella di San Benedetto scolpirono il composito monumento a Margherita di Savoia, morta nel 1665. Giuseppe mancò nel 1713; i fratelli scolpirono poi, con influssi berniniani, le quattro belle statue di santi benedettini poste nelle nicchie d'angolo: i santi Placido, Mauro, Cunegonda e Gertrude, la più ispirata e ammirata.

Sebastiano Taricco (Cherasco 1641 - Torino 1710). Pittore e architetto, affrescò al Santuario il Trionfo della Croce nella cappella di San Benedetto e dipinse due grandi tele ai lati dell'altare: la Deposizione e Sepoltura di Cristo.

Andrea Boucheron e Francesco Ladatte: realizzarono a meta del '700 la sontuosa teca in argento che riveste il Pilone.

Antonio Roasio, di Bardineto, scultore ed ebanista di gusto ottocentesco, attivo in molte chiese della Diocesi, elaborò la scenografica "cassa" d'organo posta sulla tribuna a destra dell'ingresso.

Per visitare il Santuario verifica la disponibilità sia nei giorni festivi sia nei giorni feriali.